{"id":1848,"date":"2009-11-04T08:39:30","date_gmt":"2009-11-04T08:39:30","guid":{"rendered":"https:\/\/plaxtech.eu\/?p=1848"},"modified":"2019-07-16T10:42:50","modified_gmt":"2019-07-16T10:42:50","slug":"la-via-italiana-alla-green-economy","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/plaxtech.eu\/?p=1848","title":{"rendered":"La via italiana alla green economy"},"content":{"rendered":"<p>Green economy, il made in Italy c&#8217;\u00e8. E non \u00e8 fatto solo di Fiat, con i suoi motori a basso impatto ambientale, che hapermesso al gruppo torinese di prendersi in carico la Chrysler, ricca di modelli senza limiti ai consumi. O della Landi Renzo, l&#8217;azienda di Reggio Emilia, leader mondiale degli impianti per i motori a metano e Gpl. La green economy in salsa italiana non \u00e8 solo la produzione di energia da fonti rinnovabili o il recupero e riciclaggio di carta o plastica.<\/p>\n<p>La green economy modello italiano \u00e8 un filo conduttore che lega tutto il made in Italy, attraversa i territori, come i prodotti agroalimentari a &#8220;km zero&#8221;, tocca i settori industriali di punta. \u00c8 strettamente legata al concetto di qualit\u00e0. Di alta qualit\u00e0.<\/p>\n<p>Green economy, in sintesi, uguale stile italiano. E con risultati importanti: produzione ed export di green economy hanno senz&#8217;altro retto meglio alla grande crisi, visto che generalmente i consumatori di queste nicchie di mercato hanno disponibilit\u00e0 economiche maggiori e una propensione alla spesa meno legata alla congiuntura.<\/p>\n<p>L&#8217;industria italiana della green economy c&#8217;\u00e8, e mondo della politica e mondo delle imprese s&#8217;interrogano (marted\u00ec prossimo a Roma, nel corso del convegno \u00abGreen Italia\u00bb organizzato da Symbola e Fondazione Farefuturo, con conclusioni di Ermete Realacci e Gianfranco Fini, presidente della Camera e di Farefuturo) su come tutelare e implementare un modello ricco di esempi virtuosi che fanno scuola, ma che stentano a fare sistema. Un mercato verde che secondo le stime di Symbola-Farefuturo realizza un fatturato di 10 miliardi l&#8217;anno, con 300mila addetti.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter wp-image-2251 size-full\" src=\"https:\/\/plaxtech.eu\/wp-content\/uploads\/2010\/04\/web_idee_verde.jpeg\" alt=\"Il Sole 24 Ore\" width=\"600\" height=\"64\" srcset=\"https:\/\/plaxtech.eu\/wp-content\/uploads\/2010\/04\/web_idee_verde.jpeg 600w, https:\/\/plaxtech.eu\/wp-content\/uploads\/2010\/04\/web_idee_verde-300x32.jpeg 300w, https:\/\/plaxtech.eu\/wp-content\/uploads\/2010\/04\/web_idee_verde-450x48.jpeg 450w\" sizes=\"(max-width: 600px) 100vw, 600px\" \/><\/p>\n<p>Le due fondazioni pensano a regole condivise dai produttori, standard di qualit\u00e0, tecnologie pulite, difesa dei consumatori, con l&#8217;obiettivo di non far degenerare (e banalizzare) il tutto in appesantimenti formali e burocratici che potrebbero fermare la green economy.<\/p>\n<p>Adolfo Urso, viceministro allo Sviluppo economico e segretario generale della Fondazione Farefuturo, spiega: \u00abL&#8217;Italia ha le risorse imprenditoriali e qualitative per vincere le sfide ambientali. Dobbiamo fare in modo che la difesa ambientale diventi un&#8217;opportunit\u00e0 per le imprese e non una penalizzazione\u00bb.<\/p>\n<p>Ermete Realacci, presidente di Symbola, aggiunge: \u00abDobbiamo porre le basi per far entrare la politica in sintonia con quelle imprese che sono legate al territorio, puntano sulla qualit\u00e0 e sullo sviluppo ecosostenibile. C&#8217;\u00e8 difficolt\u00e0 a leggere bene queste qualit\u00e0 e poi, spesso, non si spinge nella giusta direzione. Dobbiamo far capire che lo sviluppo di alcuni settori innovativi e la riconversione in chiave ecosostenibile di comparti tradizionali rappresentano la frontiera avanzata del made in Italy\u00bb.<\/p>\n<p>Ma come si fa a sostenere l&#8217;italian green economy? \u00abDobbiamo proporre misure concrete &#8211; risponde Urso &#8211; in sede internazionale, in sede europea e in Italia per fare emergere queste qualit\u00e0 e, al tempo stesso, contrastare le importazioni di prodotti che sono realizzati in palese mancanza di regole ambientali simili alle nostre. Si tratta di una concorrenza sleale che non possiamo pi\u00f9 tollerare\u00bb. Il segretario di Farefuturo ha in mente proposte precise: dazi ambientali per chi non rispetta le regole Ue.<\/p>\n<p>Con tre obiettivi precisi:<br \/>\nbloccare sul nascere questa forma di concorrenza sleale; scoraggiare le tentazioni di chi vuole delocalizzare per sfuggire ai vincoli ambientali; utilizzare i fondi recuperati con i dazi ambientali per favorire le esportazioni di tecnologie ambientalmente pulite nei paesi in via di sviluppo, contribuendo in modo concreto alla salvaguardia dell&#8217;ambiente globale. \u00abIn sintesi: vogliamo creare le condizioni per trasformare l&#8217;economia dell&#8217;ambiente in una grande opportunit\u00e0 per tutti\u00bb.<\/p>\n<p>Secondo Realacci \u00e8 indispensabile alzare l&#8217;asticella su tutti i fronti: \u00abDobbiamo stabilire elevati standard di qualit\u00e0, di sicurezza dei consumatori e di vincoli ambientali. \u00c8 cos\u00ec che si batte la concorrenza di basso livello. La qualit\u00e0 sar\u00e0 sempre pi\u00f9 vincente rispetto a chi gioca la carta del prezzo, senza valori. Ecco perch\u00e9 penso a barriere virtuali e virtuose, che non potranno essere contrastate dalla Wto o da Bruxelles\u00bb.<\/p>\n<p><strong>I NUMERI<\/strong><\/p>\n<p><strong>3\u00aa<\/strong><br \/>\nNella classica dell&#8217;eolico<br \/>\n\u00c8 la posizione dell&#8217;Italia in Europa per potenza e generazione di energia derivata dal vento. Nella classifica mondiale il nostro paese occupa la sesta posizione.<\/p>\n<p><strong>6<\/strong><br \/>\nTerawattora<br \/>\n\u00c8 l&#8217;energia eolica prodotta nel 2008. Corrisponde ai consumi domestici di oltre 7 milioni di italiani.<\/p>\n<p><strong>38%<\/strong><br \/>\nProduzione delle tecnologie per il solare<br \/>\n\u00c8 la percentuale delle imprese italiane che coprono il mercato dell&#8217;hi-tech del settore dell&#8217;energia solare. Mentre per quanto riguarda il mercato della distribuzione e installazione, le nostre aziende coprono il 74 per cento.<\/p>\n<p><strong>55mila<\/strong><br \/>\nGli occupati nella meccanica<br \/>\nSi tratta delle stime dei lavoratori della filiera della green economy: dalla progettazione degli impianti alla produzione di energie rinnovabili, dai sistemi per il risparmio energetico alla produzione di tecnologie a basso impatto ambientale.<\/p>\n<p><strong>40%<\/strong><br \/>\nPiccole e medie imprese<br \/>\n\u00c8 la percentuale delle Pmi che, secondo Unioncamere, vuole puntare sulla green economy per superare la crisi con prodotti o tecnologie in grado di garantire un risparmio energetico e di minimizzare l&#8217;impatto ambientale.<\/p>\n<p><strong>335<\/strong><br \/>\nLe aziende con marchio Fsc<br \/>\n\u00c8 il numero delle imprese del legno che producono con materiale proveniente da foreste gestite secondo rigorosi standard ambientali, sociali ed economici. La superficie forestale italiana nel 2008 \u00e8 salita a 668.764 ettari, 55.908 ettari in pi\u00f9 rispetto al 2007.<\/p>\n<p><strong>300<\/strong><br \/>\nLe aziende di tessuti biologici<br \/>\nSono le imprese che hanno chiesto di ottenere la certificazione internazionale.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Nino Ciravegna<\/p>\n<p>FONTE:\u00a0<a href=\"http:\/\/www.ilsole24ore.com\/art\/SoleOnLine4\/dossier\/Economia%20e%20Lavoro\/2009\/imprese-ripresa\/articoli\/imprese-ripresa-via-italiana-green-economy.shtml?uuid=0e669b48-d10f-11de-a3e1-72f4380e7423&amp;DocRulesView=Libero&amp;fromSearch\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">www.ilsole24ore.com<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Green economy, in sintesi, uguale stile italiano. 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